16/04/2009 Tratto da: http://www.aiutogay.it/omofobia.htm Un modello d’intervento clinico mirato agli eterosessuali. Omofobia interiorizzata e quella violenta orientata a rifiutare e aggredire le identità diverse e le loro realtà affettive. Eccovi una panoramica dei significati e le riflessioni estratte dai settori della psicologia e del counselling. di dr Maurizio Palomba e dr Antonio Bardini, Gay Counseling, Roma - www.aiutoagay.it Il significato della parola omofobia si è evoluto nel tempo; infatti, l’originale suffisso “fobia” ( dal greco “phobos” che significa paura) ha assunto un significato come disprezzo e odio verso gli omosessuali e/o l’omosessualita’. L’omofobia è una delle forme piu’ diffuse di crimini basati sul pregiudizio tra i giovani, e definire l’odio la causa di questa sarebbe troppo semplicistico, come ha fatto notare la psicologa Karen Franklin di Tacoma, Washington, nel suo intervento al 106° convegno della American Psychological Association (APA) svoltosi nel ’98 a San Francisco. La Franklin sostiene che l’omofobia è un’espressione di norme culturali che sono radicate persino nei bambini e ciò è supportato da un suo studio su circa 500 giovani dove almeno un ragazzo su una diecina ha ammesso di aver usato violenza o minacce contro qualcuno che credeva omosessuale. In poche parole almeno metà dei giovani maschi hanno ammesso una qualche forma di aggressione verso i gay. Ci sono così:
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, con molto ritardo, invero, ha cancellato l’omosessualità egosintonica dall’elenco delle malattie mentali (già il 17 maggio 1990 - giorno in cui, nel 1990, l'Assemblea generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità cancellava l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali e darà il via alla “Giornata Internazionale contro l’omofobia”.) A volte gli operatori del settore si trovano a dover combattere l’omofobia interiorizzata dagli stessi clienti gay o lesbiche, i quali proprio per la diversità rifiutata e denigrata, di cui sono portatori, dovranno da una parte ri-visitare e ri-elaborare gli stereotipi negativi introiettati per poter poi condurli ad un’affermazione di sé attraverso un processo di consapevolezza personale che riscriva i contorni di un’identità di cui solo i gay potranno dare parola, senso culturale ed esistenziale. Come intervenire: assessment del paziente omofobo Nella fase di assessment (valutazione) un operatore/counselor/psicologo può utilizzare alcuni test. Tra i test somministrati citiamo: l’Index of Attitudes towards Homosexuals (IAH), la Sexual Attitudes Scale, il Disgust Emotion Scale e il Padua Inventory; il primo è considerato lo strumento che misura la “omofobia”; il secondo indaga il pensiero delle persone nei confronti della sessualità umana; il terzo strumento ha il compito di misurare le risposte delle persone in termini di disgusto mentre il Padua Inventory misura la paura di contaminazioni. Nel colloquio la valutazione si snoda nelle aree che riguardano
Possibile piano di trattamento e di cura. Di seguito alcune domande che un operatore può porsi e come intervenire per aiutare quelle persone eterosessuali e omosessuali a rispettare e comprendere meglio una realtà che c’è e non va elusa. Alcuni aspetti più tecnici e pratici di intervento di un percorso di counselling informativo, di orientamento e sostegno a clienti omofobici, potranno essere: - cercare ed agevolare ad usare parole e definizioni appropriate senza imbarazzo (terminologia politically correct ). - “La disgrazia che mi è capitata ad avere un foglio gay” diventerebbe “ la vita mi sorprende impreparato ancora una volta. Cosa posso fare e come parlarne e a chi? - Invitare la persona a frequentare e ad esplorare alcune realtà della comunità omosessuale ( gay bar, siti web, discoteche, associazioni varie….). - Proporre letture di articoli di attualità oppure una bibliografia ad hoc . - Invitare e aggiornare alla partecipazione della persona a seminari e a incontri con esperti . - Concordare un compito che egli/ella assista alla proiezione di video a tematica gay ( DVD-VHS terapia ). - Stimolare ad affrontare con i propri amici intimi la questione su un piano sereno e con l’intenzione di capire rispettando, cioè evitando giudizi aprioristici, valutazioni, interpretazioni di una realtà che conoscono poco o hanno conosciuto solo attraverso gli stereotipi negativi. - Dare chiari segnali che è meglio evitare stimoli negativi, riparativi, omofobici e stigmatizzati, centrati cioè sulla patologia, dove l’orientamento spesso tende a vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto: il bicchiere è o mezzo vuoto o mezzo pieno, mai solo una metà e neanche entrambe contemporaneamente. La cura nel sociale: educare alle differenze E’ abbattimento del pregiudizio e strategia di prevenzione. Nella speranza che anche il contributo affermativo della psicologia e del counselling verso l’omosessualità possa ridurre il pregiudizio e l’odio che questo periodo, non troppo raramente, coinvolge ragazzi innocenti. Inoltre sarebbe utile che anche dentro il mondo accademico e nei vari Ordini Professionali si prenda una posizione chiara verso quel che la scienza ci indica, e che non si illudano invece le persone ad essere curate in assenza di una malattia. Infine se una di queste cure va fatta la nostra proposta è che sia l’omofobia ad essere considerata come tale e quindi, curata e studiata con attenzione e orientati alla prevenzione primaria. di dr Maurizio Palomba e dr Antonio Bardini, Equipe Gay Counseling - www.aiutogay.it infotel 06709037 aiutogay@aiutogay.it |
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