Sei domande sull'omofobia

06/05/2009

Che cos'è l'omofobia?

“L’omofobia è un insieme di emozioni e sentimenti come ansia, disgusto, avversione, paura e disagio, che gli eterosessuali provano in maniera conscia o inconscia nei confronti di gay e lesbiche” (Hudson e Rickets, 1980).
Usando un’altra definizione possiamo dire che l’omofobia è quell’insieme di pregiudizi, atteggiamenti, comportamenti e opinioni discriminatori nei confronti di gay e lesbiche.
L’omofobia è molto diffusa. Le persone omofobe pensano che i gay e le lesbiche siano perversi e pericolosi, o comunque “sbagliati”. A seconda del grado di omofobia, le reazioni di un omofobo di fronte a una persona omosessuale possono andare dal semplice disagio, alla paura fino alla violenza. Gli omofobi non riconoscono valore al sentimento d’amore omosessuale e non vogliono vederne riconosciuta l’esistenza. Dal momento che è molto diffusa, l’omofobia causa, ai gay e alle lesbiche, una serie di effetti sul piano sociale, tra cui: le molestie verbali e fisiche, la sopportazione di pregiudizi diffusi nei più diversi ambienti sociali e professionali, le discriminazioni personali o istituzionalizzate, fino alle campagne anti-gay portate avanti da alcune organizzazioni politiche o culturali.

Che cos’è l’omofobia interiorizzata?

L’omofobia interiorizzata è l’accettazione conscia o inconscia da parte di gay e lesbiche di tutti i pregiudizi, le etichette negative e gli atteggiamenti discriminatori, citati sopra, di cui essi stessi sono vittime.
Un gay o una lesbica che fin dall’infanzia ha sentito introno a sé pregiudizi e atteggiamenti negativi nei confronti dell’omosessualità è naturalmente portato a interiorizzare parte di tutto ciò, finendo per sentirsi “sbagliato” in quanto omosessuale. Ciò è tanto più vero in quanto i gay e le lesbiche crescono generalmente senza modelli positivi di riferimento e nella maggior parte dei casi senza poter trovare nella famiglia d’origine un adeguato supporto.
Chi è affetto da omofobia interiorizzata ha difficoltà ad accettare serenamente il suo orientamento sessuale, fino alla completa negazione di tale orientamento.
Nella vita di tutti i giorni tende a giudicarsi negativamente e spesso guarda con disapprovazione i tentativi del movimento gay di ottenere maggiori diritti per le persone omosessuali. È preoccupato che gli altri scoprano la sua omosessualità, a volte finge di essere eterosessuale e spesso non riesce a sviluppare una sana relazione di coppia. Vorrebbe diventare eterosessuale e potrebbe aver fatto dei tentativi psicoterapeutici in proposito. Col tempo può sviluppare ansia, depressione, problemi con l’alcol e con il cibo, ansia sociale e disturbi sessuali.

Quanto è diffusa?

La diffusione dell’omofobia è molto variabile, in quanto essa dipende da fattori quali l’incidenza delle credenze religiose, il grado di scolarizzazione, il tasso di maschilismo, il sesso (gli uomini sono più omofobi delle donne), ecc. In Italia l’omofobia sociale è certamente molto diffusa.
Anche l’omofobia interiorizzata è, di conseguenza, molto diffusa nel nostro paese: nella pratica clinica è facile riscontrarla nella quasi totalità di gay e lesbiche, ovviamente in misura diversa da individuo a individuo.

Quali sono le cause?

Le cause dell’omofobia sociale sono complesse e articolate. Rispetto a quanto già detto, va sottolineato che l’omofobia si accompagna generalmente a un più ampio e diffuso pregiudizio: l’eterosessismo, cioè l’assunzione che il mondo sia e debba essere esclusivamente eterosessuale. Si dà per scontato che ogni essere umano nasca eterosessuale.

Quali sono le conseguenze?

A lungo termine l’omofobia interiorizzata può portare la persona omosessuale a condurre una vita isolata e priva di soddisfacenti relazioni sentimentali e sociali. Può inoltre creare seri problemi nel proseguimento degli studi e da adulti nella sfera professionale, dal momento che chi ne è affetto si sente spesso inadeguato rispetto agli altri. I disturbi tipici a cui può andare incontro chi soffre di omofobia interiorizzata, come già detto, sono: ansia, depressione, mancanza di autostima, mania di perfezionismo, dipendenza (da alcolici, droghe, cibo), compulsione sessuale.

Come si tratta?

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è particolarmente efficace nel curare l’omofobia interiorizzata. Il trattamento comincia valutando insieme al paziente il suo livello di omofobia interiorizzata attraverso il colloquio clinico e dei test specifici. Dopodiché si cerca insieme di capire quali siano gli effettivi pensieri disfunzionali del paziente rispetto all’omosessualità e si modificano mano a mano sostituendoli con pensieri più funzionali. Nella componente comportamentale della terapia si elaborano insieme delle strategie di affrontamento delle situazioni quotidiane in cui si manifesta l’omofobia sociale (sulla base dei progressi nella terapia cognitiva), in modo che il paziente possa affrontare con sempre maggiore disinvoltura situazioni prima temute.

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